Rock sulla spiaggia di Fasana: la potenza degli Atomsko Sklonište non tramonta mai
Giovedì 16 luglio 2026, mentre il caldo avvolgeva la spiaggia di Fasana/Fažana, rendendo impossibile fare qualunque cosa se non sorseggiare una birra ghiacciata, dalle casse arrivava un suono che sembrava provenire direttamente dagli anni d'oro del rock jugoslavo: quello degli Atomsko Sklonište.
Come già detto in altre occasioni, Pola ha svolto un ruolo molto importante nella scena punk rock della Jugoslavia prima e della Croazia poi. Se volete approfondire l'argomento, qui trovate qualche informazione.
Pola ha visto nascere band che si sono imposte sia a livello balcanico sia internazionale. Tra queste ricordiamo i Kud Idijoti, che hanno aperto i concerti dei Ramones in Jugoslavia e non solo, e gli Atomsko Sklonište.
Una rock band jugoslava dalle sonorità anglosassoni
Questi ultimi, pur non avendo raggiunto la visibilità internazionale dei Kud Idijoti, hanno rappresentato una delle migliori band hard rock dell'area balcanica. Fortemente influenzati nel sound da gruppi come Deep Purple e Black Sabbath, con i quali condividevano la ricerca di un suono potente e ricercato, tipico delle grandi band britanniche degli anni Settanta e Ottanta, hanno saputo contaminare il proprio stile con elementi caratteristici della scena rock dell'ex Jugoslavia, primo fra tutti l'utilizzo del croato nei testi.
Qualcuno, tra i loro estimatori, sostiene che in quegli anni circolasse la voce secondo cui, se fossero nati in un altro Paese e avessero scritto i testi in inglese anziché in croato, sarebbero entrati nell'olimpo delle grandi hard rock band. Nel loro piccolo, tra gli anni Ottanta e Novanta, hanno aperto i tour balcanici di gruppi come Motörhead, Whitesnake e Uriah Heep, band notoriamente molto esigenti nella scelta dei gruppi di apertura dei loro concerti. In particolare si racconta che il leader dei Motörhead, dopo aver condiviso il palco con loro, si sia complimentato con gli Atomsko, definendoli una band vera, senza compromessi. Che sia successo davvero oppure no non possiamo saperlo; una cosa però è certa: il sound degli Atomsko Sklonište è ancora oggi potente, pulito e autentico.
Atomsko Sklonište oggi
Se girate per Pola, vi sarà forse capitato di notare un personaggio che difficilmente passa inosservato. È un omone dai lunghi capelli ricci e candidi che guida una vecchia Mercedes degli anni Settanta, perfettamente restaurata e tenuta in condizioni impeccabili. Il personaggio in questione è Bruno Langer, ex bassista degli Atomsko Sklonište e oggi voce e bassista della band.
Ma perché tutta questa introduzione su una rock band nata negli anni Settanta? Il motivo è semplice: giovedì 16 luglio 2026, con pochissimo preavviso e quasi nessuna pubblicità, gli Atomsko Sklonište si sono esibiti sulla spiaggia di Fasana. Una data che ai più, me compreso fino alla sera stessa del concerto, può dire ben poco, ma che coincideva con il cinquantesimo anniversario della fondazione del gruppo.
Il concerto di Fasana
Come tutte le grandi band, anche gli Atomsko Sklonište hanno avuto un gruppo spalla ad aprire la serata: i "The Primo Tajo Blues Band", formazione locale composta tra gli altri dell'ex batterista degli Atomsko Sklonište, Saša Dadić, questa volta nelle vesti di cantante, e dell'ex tastierista Eduard Kancelar, ancora alle tasiera. Il gruppo ha proposto un repertorio blues rock che ha spaziato dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, passando dai Blues Brothers ai The Doors e arrivando persino a una originale rivisitazione di Kancelar della "Toccata e Fuga" di Bach.
Poi, nonostante un caldo davvero impietoso, sono saliti sul palco proprio loro: gli Atomsko Sklonište.
La formazione attuale, purtroppo, non può più contare sul cantante originale, Sergio Blažić, scomparso nel 1987, ma vede ancora lo storico bassista, oggi anche vocalist, Bruno Langer, affiancato dal batterista Erik Vojak e dal chitarrista Matija Dadić. Il cognome non è casuale: Matija è infatti il nipote dello storico batterista Saša Dadić, protagonista anche del gruppo di apertura.
Quasi una rimpatriata di famiglia, insomma.
Il concerto, sebbene iniziato con un po' di ritardo rispetto al programma, si è confermato un evento estremamente coinvolgente. La band ha suonato per circa due ore e, arrivata alla conclusione, sembrava non avere alcuna intenzione di fermarsi. Invece di lasciare il palco, ogni componente, a turno, dava l'attacco a un nuovo brano e gli altri lo seguivano senza esitazione. Il risultato? Oltre due ore di hard rock, praticamente senza un attimo di pausa.
È stato un concerto vero, onesto e ricco di passione. Purtroppo il pubblico non era numerosissimo, probabilmente anche a causa della scarsa promozione dell'evento, ma chi era presente ha saputo creare un'atmosfera davvero speciale. Molti cantavano ogni brano a squarciagola e, in certi momenti, sembrava quasi di non essere più sulla spiaggia di Fasana, bensì allo stadio durante un grande concerto rock.
Nonostante il caldo soffocante e un pubblico non particolarmente numeroso, la band non si è mai risparmiata, suonando con la stessa energia che avrebbe messo davanti a migliaia di persone.
Come spesso accade a Pola durante i concerti delle band storiche, anche questa volta il pubblico era estremamente eterogeneo: giovanissimi, giovani, adulti e... diciamo anche tanti "ex giovani". Persone non più giovanissime all'anagrafe, ma ancora animate dalla voglia di divertirsi, ricordare e cantare insieme le canzoni che hanno accompagnato una parte importante della loro vita.
Buon compleanno!
A un certo punto dell'esibizione è arrivata una sorpresa, soprattutto per chi conosce bene la storia della band. Sul palco il batterista Erik Vojak ha ceduto le bacchette a Saša Dadić, vocalist dei The Primo Tajo Blues Band e, come già ricordato, batterista della prima formazione degli Atomsko Sklonište. Ma non è finita qui, per un attimo, gli Atomsko Sklonište hanno avuto nuovamente anche il loro storico tastierista, Eduard Kancelar. Un gesto simbolico che ha regalato al pubblico una vera e propria reunion, resa ancora più speciale dalla ricorrenza del cinquantesimo anniversario della fondazione del gruppo.
Personalmente ho trovato molto emozionante vedere nonno e nipote suonare sullo stesso palco, nella stessa storica band. È uno di quei momenti che raccontano meglio di tante parole il significato della musica: passione, memoria e continuità tra generazioni.
Posso quindi dire, senza timore di smentita, che per chi era presente a Fasana quella sera non è stato semplicemente un concerto, ma un piccolo pezzo di storia del rock balcanico tornato a vivere davanti al mare, proprio nella terra che lo ha visto nascere e in un giorno così speciale.
Gli Atomsko Sklonište, dopo cinquant'anni di carriera, continuano infatti a dimostrare che il rock non vive soltanto di classifiche o di grandi palcoscenici internazionali. Vive soprattutto dell'energia che riesce ancora a trasmettere dal vivo, della passione con cui viene suonato e del legame che continua a unire una band al proprio pubblico.
Giovedì sera, sulla spiaggia di Fasana, tutto questo è stato evidente. Nessun effetto speciale, nessuna scenografia imponente, soltanto una grande band che, dopo mezzo secolo, ha ancora qualcosa da raccontare e la voglia di farlo con la stessa onestà e la stessa potenza di sempre.
